giovedì, 12 novembre 2009, ore 21:23








siccome sono una ragazza fortunata, mi piovono a salve amici speciali
e le loro manifatture.
sono artisti, artigiani del suono e della parola.
scrittori, poeti, musicisti.

ieri vi ho presentato Paolo Sciola (la sua videopoesia la trovate nel post precedente), scrittore, poeta e molto altro.

oggi desidero farvi conoscere Aliberto Maltagliati che , incautamente!, si è preso l'onere di mettere in musica alcuni miei scritti.
in questo audio ha fatto tutto lui.
ha scritto la musica, l'ha suonata, arrangiata, ci ha incastrato sopra il mio testo.
ha cantato, mixato, e chi più ne ha ne metta.
nel ringraziarlo DI CUORE, e in attesa che si palesi in questo spazio, vi auguro buon ascolto.


Il testo, che Aliberto ha leggermente manipolato per adattarlo alla musica, è questo:




NELL'ATTENDERE IL SOLSTIZIO


 
 

Scorrono i secoli a seppellirci
ossa sterni e vertebre scollati
e la cetra del costato
senz'ali voce e consonanze
dentro l'eco di memorie
meno ormai che occasionali.
--
Con gli accordi spesi e resi
tutto suona alieno al pensiero
che mi univoca e che inciampa
in ogni cavo del digiuno
--
amore a morsi mai colmato
nell'attrito della carne
amore antico che atterrisce
nell’attendere il solstizio. 



 
 
nightanday
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mercoledì, 11 novembre 2009, ore 16:08


nightanday
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giovedì, 10 settembre 2009, ore 18:39

Stormi di suore in divisa
estiva costeggiavano il mattino,
e ve le darei sui denti tutte
le leggende sulla bella stagione
calda di consuelo,
e dove sei, dicevo,
che fine hai fatto, amore?,


poi ho preso la funicolare
poi, non ci ho pensato più,
il vestito si appiccava alle cosce
- plastica del sedile arancio -
nel rumore di ferraglia
quanti denti quanti cingoli e catene
di metallo, quanta l’acqua rovesciata
nella borsa, il tabacco rovinato
e la voce nella testa che ripete forte
devi essere forte, sweet child of mine,
e resisti a fronte pura pure se
di pop si muore di politica
nessuno più si azzarda
- è la legge del mercato della carne -

 
che gli uomini hanno altre priorità
le donne anche, ma a rovescio,
che per scriverti questi versi
ho parcheggiato in sosta vietata,
e ho spento il motore e l’aria
condizionata come sempre
da fattori inesatti.
 

 

Non esisti come forma e/o sostanza

dentro il mio percorso, adesso.

 

 

 

 

 

 

nightanday
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sabato, 09 maggio 2009, ore 23:47

 

 

Solo a filo di terra
intendi il grano davvero,
dall’alto pare amalgama
di vento, e flessibile sia
il passo anche l’aratro
a retromarcia d’incanto.



Aspettiamo quieti ancora
questa nuova Eucaristia
che ci faccia contrappeso
affranta all’anima affamata
di Vangelo, pane ai denti
raffermi in contrizione.



Tu di me
perdonerai la rabbia slava
di frontiere (di)sperate oltre l’oltre
lo sconfino dei pensieri in torri
ripide di fari, luci e luci
su transenne spari ciechi tanti
giorni da spinare come fossero carciofi,
inforniamo a cucinare un piatto caldo
e che abbia buon odore
di speranza.



E chi l’ha visto Dio stanotte
stava come un leone sul tetto
accanto al camino a scaldarsi le ali
e tendere agguati di fauci magari
ma solo ai passanti facili teoria
di carne disattenta



(mi ha guardata
-la chiesa i lampioni la piazza –
mi ha fatto un occhietto di croci
già spese e finali a sorpresa,
e mi ha lasciata, che andassi
pure a casa in silenzio).

 


nightanday
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mercoledì, 06 maggio 2009, ore 20:50



La bella e simpatica Sellina mi ha insignito di un premio.
Fa bene, anche perchè è il secondo riconoscimento che arriva al mio modesto blog.
Più che altro dà la misura dell'affetto con cui persone tutte nuove da scoprire ti leggono.
Grazie di cuore.


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nightanday
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lunedì, 13 ottobre 2008, ore 16:47








Cifro eventi in quanti d’era

e scandisco a piedi lirici ogni rigo

di vissuto, di sperato,

ogni pianto di tempo tagliato.

 




Sono in molti a non capirmi

la grafia, ostinati a complicare

l’evidenza dell’andare lesta a segno

tutto d’aria, la mia Grazia, sole in giugno

combustibile al pensiero e quasi fuoco,

se c’è fuoco d’altri altrove

per l’innesco.

 

 

 

 

 

 



 

nightanday
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mercoledì, 27 agosto 2008, ore 23:08





La dirimpettaia non ne vuole parlare, ma è stata una staffetta partigiana.
Porta l’acqua negli occhi, e ha seppellito un marito alcolista.
Soltanto allora ha smesso la guerra.


(Di colle in colle fuggivano a notte senza un pastore e adulti d’un tratto. Erba alta da taglio, ranuncoli e mitragliette a distanze recenti come echi di giostre come
nemmeno potessero ferire.)


I cannoni antigrandine sparano un poco di aria compressa
a far salve le viti,
mi ha detto un tipo,
chissà cosa mi ero messa in testa,
che tutte sembrano intenzioni grandi
da botto, ma spazzano solo
una porzione di cielo.


Liste nere (e depennare), il libro dei pensieri rossi,
l’erotismo di fazione, copertine in regola e risvolti
ad arte, i formati editoriali che appetiscono,
e questo fatto che mi perdo
tra scaffali e lungo rive a ringraziare
tutti i rovi per le more, e le parole,

oh,

parole,

quelle non so insalivarle più
per dire, sono un bolo del mio fiato
omissione asciutta in gola.


Così ho pianto muta nel rivedere il mare o con una bimba piccina tra le mani, ma tutta la bellezza naturale mi è esplosa dentro quando sua madre l’ha allattata al seno, nel cimitero, tra i fiori freschi e quelli profumati della loro stessa morte.


La fame ti viene nei posti più inconsueti, e io lì ne avevo di un amore che sapesse piangermi, una volta andata.


Ora m’isolo di musica diretta,
e ho un ventaglio aperto a spirale
intorno dai piedi alla testa stecche rigide
un corsetto inappetente,
e se tiro qualche filo di discorso
a fondo il capo libero tradisce,
mi si estirpa come fibra di capelli.


C’è che ho perso la misura del sentire,
non so più chi come e quando,
non ho logica del quanto,
sarà colpa degli ormoni o del riserbo,
di una specie di macello musulmano
goccia a goccia,
ma non riesco a rilasciarmi
con la carne alle parole.



nightanday
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sabato, 09 agosto 2008, ore 22:43




Dipanare il senso musicale dei sogni

che mi sogno a mezze orecchie di volume,

mezzo stomaco notturno di falene,

mezze palpebre posate sopra i globi di lago

(in altrove inconsapevoli girano a sfera esistenze parallele

- ne ho coscienza feroce come di mela soda incisa in fianco a lama fine e fonda –

lasciano scie sinuose di inchiostro,

simulano indelebili memorie di aratro).

 

Un primo senso è forse smettere l’ansia

di pregnanza, con l’arroganza voluttuosa di ego

bisettrici di se stessi all’infinito,

forse il senso è spegnere in cuffia

il fuori disarmonico che assedia di niente auricolare:

 

io faccio piano

per gentilezza

fallo anche tu.

 

 

 

 

Oggi sognavo una casa nuova – stavo al piano più alto – e vento che entrava a turbinare le carte di Alice, tutti i semi mescolati come i nostri umori umani

(la via lattea del tuo che mi di-vieni sulla pelle quando godi)

e gradini a chiocciola da scendere veloce

(sono i tasti del mio piano, sono crome bicromatiche!)

e fluttuavano ai miei piedi, poi si alzavano a volare, giunta in fondo mi elevavano in un vortice di azzurro così liquido a spirale di scale crescenti fino al cielo: respiravo, stavo al centro e mi lasciavo fare.

 

 

Questo il senso, forse, scendere è un salire, e in fondo il fondo

che si tocca è soltanto blues di mare;

ti può estinguere i polmoni negli abissi

o portarti a pelo d’acqua, galleggiarti

nella spinta doppia,

fisica e di sale.

 

La questione è la misura tra gli estremi,

la paura di vertigine nei salti tra le ottave,

è prudenza, temperanza, avvedutezza.

 

Ma il mio cuore si intristisce a mezze altezze.

 

 

 

 

 

 

 

nightanday
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martedì, 22 luglio 2008, ore 15:38





Andarsene a passi di neve stanotte

che la luna ha un alone da ostensorio,

quattro raggi a croce greca anemica

e nemica.

 

 

Unica sempre a tornare la conta dei morti

recenti e pregressi al dolore attuale del cosciente,

e il tempo non si ritrova, si fotta

Proust e la palude delle frasi sfatte

a girarci intorno.

 

 

Questo credo il principio

di addii prescritti, il principio

d’ogni rosa ferita a morte

al culmine di maggio.

 

 

Vulnerabile

come erba alta da taglio

sulla pelle

e gambe che corrono

alla cieca.

 

 

 

 


 

 

 

 

nightanday
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sabato, 17 maggio 2008, ore 22:15



Scorrono secoli a seppellirci
di ossa, sterni e vertebre scollati
e la cetra del costato più senz'ali,
senza corde vocali, e consonanze
  dentro l'eco di memorie occasionali.

Con gli accordi spesi e resi
tutto suona periferico al pensiero
che mi univoca, e che inciampa
in ogni cavo del digiuno
- amore a morsi - mai colmato
nell'attrito della carne,

che atterrisce nell'attendere il solstizio.





nightanday
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